La collina dei papaveri (2011) – Per un futuro roseo

Kokuriko-zaka kara (La collina dei papaveri, 2011) è un lungometraggio d’animazione giapponese dello Studio Ghibli (http://www.ghibli.jp/), diretto da Gorō Miyazaki, figlio del maestro Hayao Miyazaki. Il regista con questo film tentò di rimediare alla più deludente opera (a livello di storia) diretta da lui stesso, ovvero Tales from Earthsea (I racconti di Terramare, 2006). La collina dei papaveri è un adattamento cinematografico del manga shōjo omonimo del 1980 scritto da Tetsurō Sayama e disegnato da Chizuru Takahashi. Nel 2012 il film è risultato vincitore nella categoria “Animation of the Year” al 11° Tokyo Anime Award e al 35º Japan Academy Award.

Nucleo

La pellicola esprime con tutto il suo entusiasmo lo spirito giovanile giapponese del dopoguerra. Tutta la nazione è in fermento per i Giochi della Olimpiade di Tokyo del 1964. La manifestazione viene vissuta come evento di riscatto dopo la sconfitta del Giappone nel secondo conflitto mondiale. E in effetti questo desiderio in seguito si avverò. Negli anni Sessanta in varie parti del mondo si crede nella possibilità di emancipazione in un futuro roseo. In questo racconto giovani studenti fanno del loro meglio per portare avanti ciò che desiderano essere sfruttando le proprie capacità. Lavoro e cultura sono elementi essenziali per una nuova società pacifica e democratica.

Yokohama del 1963 fa da cornice alla storia d’amore fra la ragazza Umi e il ragazzo Shun. Quest’ultimo è stato adottato da una famiglia povera e tutti i giorni si impegna nel creare una società basata su uguaglianza e giustizia. Ogni mattina viene incuriosito da uno strano rituale su una collina: l’issaggio di due bandiere. Su questa collina abita Umi che ogni mattina, da quando suo padre è morto in mare nella Guerra di Corea (1950-1953), issa delle bandiere di segnalazione marittima che significano “prego per una navigazione sicura”, così come gli aveva insegnato. La ragazza vive nella casa insieme alla nonna e ai fratelli minori mentre la madre è spesso assente da casa per motivi lavorativi.

I due giovani si incontrano a scuola e cominciano a conoscersi. Il loro rapporto li avvicina al racconto delle storie delle proprie famiglie scoprendo con sgomento un segreto che li accomuna dal passato. Entrambi i loro veri padri sono in realtà il medesimo. Intanto l’istituto è in fermento per le accese discussioni che si scatenano circa la necessità di salvare o meno dalla demolizione il Quartier Latin, un edificio adibito a sede dei club scolastici, carico di storia e di ricordi ma ormai vecchio e fatiscente. Qui i ragazzi si impegnano a migliorare le loro doti, il tutto unito da una pacifica convivenza.

Il Giappone si sta velocemente modernizzando e per il vecchio edificio non c’è più posto. Oramai la dirigenza della scuola ha deliberato per la sua demolizione, ma una parte degli studenti preme per salvaguardare la struttura e la storia che rappresenta. Una delle scene più emozionanti della pellicola è rappresentata dal discorso di Shun che tiene all’assemblea studentesca:

«Se dite di distruggere qualcosa perché è invecchiato, sfasciate proprio le vostre teste! Demolire le cose vecchie non è forse lo stesso che buttare via le memorie del passato? Non significa forse ignorare le memorie delle persone che hanno vissuto e sono morte? Per voi che non fate che buttarvi sulle novità senza voltarvi a guardare la storia può forse esserci un futuro? Voi che non ci state ad ascoltare l’opinione della minoranza, non avete che parlare di democrazia!»

Grazie all’immenso impegno del comitato studentesco, gli studenti completano la ristrutturazione del Quartier Latin. Malauguratamente un influente finanziatore della scuola ha già preso la decisione di demolire il vecchio edificio per far posto ad una nuova struttura. Nel disperato tentativo di prevenire la demolizione, Shun, Umi sono nominati come rappresentanti studenteschi per andare a Tokyo a esortare l’autorità a cambiare idea. Gli studenti ce la faranno a difendere il Quartier Latin? Come si svilupperà la relazione fra i due ragazzi sapendo che in realtà sono fratello e sorella? Prevarrà l’amicizia o l’amore?

Conclusioni

La collina dei papaveri è uno slice of life che riassume in modo non convenzionale la vita dei ragazzi giapponesi negli anni Sessanta. Gorō Miyazaki ha voluto omaggiare la gioventù attraverso un’epoca caratterizzata da una forte esigenza di un futuro roseo. La storia è stata scritta non di meno che da Hayao in persona e Keiko Niwa. L’opera inoltre incanta per il modo delicato in cui affronta il sentimento d’amore fra i protagonisti.

Ed anche l’occhio ha la sua parte. Il character design ghibliano non annoia mai e l’animazione, come sempre, fluisce e risplende. L’eufonica musica composta da Satoshi Takebe ci accompagna all’interno della storia, toccando livelli simili ai componimenti di Joe Hisaishi, il maestro che ha creato la maggior parte delle colonne sonore delle pellicole firmate Studio Ghibli. La canzone del 1961 Ue o Muite Arukō (conosciuta in inglese come Sukiyaki) di Kyu Sakamoto venne inclusa nelle tracce musicali. Aoi Teshima cantò il bellissimo motivo conduttore Sayonara no Natsu ~ Kokuriko-zaka kara (Summer of Farewells — From Up on Poppy Hill).

La collina dei papaveri è uno stupendo film d’animazione che consiglio vivamente. Un’opera genuina e brillante.

SCHEDA TECNICA

  • Anno: 2011
  • Durata: 92 minuti
  • Paese: Giappone
  • Basato su: Kokuriko-zaka kara di Chizuru Takahashi e Tetsurō Sayama
  • Produzione: Toshio Suzuki
  • Casa di produzione: Studio Ghibli
  • Distribuzione: Toho
  • Regia: Gorō Miyazaki
  • Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Keiko Niwa
  • Musica: Satoshi Takebe
  • Cast: Masami Nagasawa, Junichi Okada, Keiko Takeshita, Yuriko Ishida, Jun Fubuki, Takashi Naito, Shunsuke Kazama, Nao Omori, Teruyuki Kagawa
Locandina de La collina dei papaveri (2011)
Locandina de La collina dei papaveri (2011)

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